FOCUS: Sanremo, nessuno lo guarda e tutti ne parlano (su Twitter)


Alla vigilia del gran finale siamo già pronti a fare un bilancio. Il Festival di Sanremo 2012 è quasi concluso, domani sapremo il nome del vincitore. Ma sinceramente, di questa 62ma edizione qualcuno ricorderà artisti, canzoni e performance? E soprattutto, a qualcuno interessa sapere chi vincerà?

Come ogni anno, il festival della canzone italiana catalizza l’attenzione pubblica, per lo più in negativo, con critiche e polemiche che si ingigantiscono e alimentano a partire da un qualsiasi spunto, più o meno interessante, più o meno giusto. Quest’anno è stata la volta del monologo di Celentano, dello spacco vertiginoso dell’abito di Belen, delle gaffe tecniche della prima serata e degli interventi istituzionali (da Marano commissario al bliz della guardia di finanza). Rimane il mistero di come sia possibile che uno show che unisce musica, personaggi importanti, ospiti vip internazionali, e soprattutto che modifica i palinsesti delle reti concorrenti nella settimana in cui è in onda, non riesca mai a sfruttare a pieno queste risorse, peraltro notevoli. D’altra parte si tratta di uno spettacolo televisivo, dove quel che conta è fare ascolti, e nel bene o nel male, la kermesse ottiene sempre i suoi risultati. Lo scorso martedì la serata di debutto ha superato i 13milioni di telespettatori, battendo il record dell’edizione precedente che a sua volta aveva oltrepassato l’edizione condotta da Antonella Clerici. Dopo un momento di calo della seconda serata, l’appuntamento di ieri, dedicato ai duetti con gli artisti internazionali, ha mantenuto uno share oltre il 50%. A quanto pare il pubblico si lamenta, critica, ma poi guarda. Forse proprio per avere materia in più per cui lamentarsi o criticare, o magari, sotto sotto, attratto da quel senso di evento mediatico collettivo, per cui un’intera nazione si trova riunita davanti alla TV. 
La novità di questo Festival 2012 è che i telespettatori hanno avuto modo di dire la loro. Non in modo ufficiale, non intervenendo direttamente, certo, ma condividendo con il resto del pubblico commenti e opinioni sui social network. Nella prima serata, su Twitter, l’hastag #sanremo è stato in cima alla classifica dei topic-trends (gli argomenti più discussi) in Italia fino alla mattina successiva. Anche i media non hanno potuto non riprendere la notizia, che è diventata un vero e proprio caso. Consapevoli di essere seguiti (e criticati) passo passo, anche Morandi e colleghi hanno iniziato a ironizzare su se stessi, in una sorta di autocritica e gioco di rimandi con il pubblico da casa. Insomma, ha preso vita, in modo spontaneo, un fenomeno molto divertente e anche significativo, che ben si riassume nei 140 caratteri del tweet di Insopportabile: “Ovviamente faremo gli snob che non guardano #sanremo perché inguardabile ma lo commentano su Twitter perché è cool”.
E i personaggi famosi nostrani non hanno mancato l’appuntamento con il Festival via Twitter cogliendo l’occasione di dimostrarsi opinionisti all’avanguardia. Ne è nata una sorta di corsa al retweet della battuta più pungente, del commento più cinico. Divertito Antonello Piroso cinguetta: “È meraviglioso. Sembra il bar di Guerre Stellari”. “Se fossi Rocky direi ’Adrianooooooooo’!!! Yeah old boy!!!”, scrive Jovanotti, che si dichiara un telespettatore davvero videoevoluto aggiungendo che avrebbe seguito la kermess su YouTube: “Quest’anno mi vedo il festival di santubo (nel senso che leggo i vostri post e mi lascio consigliare su cosa guardare the day after)”. Piovono poi le critiche, da Massimo Bernardini (“Riflessione: far aprire anche stavolta Sanremo non da Morandi, non dalla musica - se non parodiata -, ma da lungo pezzo di satira. Cambio”) al rapper Marracash (“Ho visto Celentano... Perchè quando parla un anziano ascolto..madò ma che noia. La prossima esibizione apparirà addirittura elettrizzante!”), da Enrico Ruggeri (“Sono le 23 e 20 e hanno cantato in 6. È una sconfitta per la discografia e per la musica”) a Francesco Facchinetti (“#Gianni, è meglio non seguire #SanRemo su internet. Su @twitter, siete messi peggio di #StarAcademy”). C’è anche qualche battuta (Serena Dandini: “Gigi D’Alessio con Paiella che fa la Bertè...”) e timidi complimenti, come Claudio Cecchetto (“#Sanremo ...io so già chi sarà quest’anno il Vincitore del Festival ...Rock Papaleo”) e Roy Paci (“Spero vi piaccia l’arrangiamento orchestrale dei fiati da me composto per gli amici Marlene Kuntz ;) #sanremo”).
Hanno fatto sentire la loro voce anche i protagonisti che hanno calcato il palco, da Elisabetta Canalis, che ha postato sue foto sullo sfondo della Riviera, a Luca Bizzarri sorpreso però di aver ottenuto più seguito dopo l’intervista alle “Invasioni Barbariche” che dopo aver aperto il Festival di Sanremo. A sorpresa sono intervenute anche personalità che solitamente si tengono ben lontane dal piccolo schermo e dal suo mondo. Dal direttore del “Corriere della Sera”, Ferruccio de Bortoli, neofita del sito di microblogging, che pur dichiarando di non seguire il Festival si è visto costretto a difendere il suo collaboratore Aldo Grasso, al più impegnato giornalista Luca Sofri, marito della signora TV Daria Bignardi e attivissimo sul web, che ha commentato: “Non guardiamo la tv praticamente mai, l’abbiamo abbandonata con soddisfazione a un pubblico poco esigente o senza possibilità di scelta, o disabituato a qualunque qualità, e poi quando la accendiamo ci meravigliamo che quel che troviamo sia di totale mediocrità? Che vi aspettavate, Sorkin? Nanni Moretti?”.
Insomma, tutti ipercritici eppure tutti collegati a Rai1. Ma infondo, la tendenza generale è quella: una recente di ricerca di Nextplora, sostiene che il 52% degli internauti si riversa sui social mentre sta guardando la televisione. Il pubblico della Rete, poi, si è sempre dimostrato molto attento, e anche molto esigente (o per lo meno più incisiva nel giudizio di ciò che vuole o non vuole), per cui nessuna novità. Oppure no? In fondo, vedendo questa sfilata virtuale di opinioni, non viene da chiedersi se i nostri vip, invitati ufficialmente dagli organizzatori a intervenire in Rete, lo avrebbero mai fatto? E soprattutto se l’interazione con i social network fosse stata stimolata in modo strutturato dal programma, avrebbe avuto la stessa forza e lo stesso successo?

Anna Mezzasalma

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