FOCUS: Pan Am, quando vintage fa rima con social

Nelle sale d’attesa del JFK, si alternano completi impeccabili e sorrisi smaglianti. Ma l’aeroporto di New York è anche teatro di intrighi internazionali e romantiche avventure di giovani hostess spregiudicate. È il 1963, e questo è l’inizio di Pan Am’, la nuova serie prodotta dall’americana ABC.
In onda da fine settembre, la serie regala un tuffo nel recente passato e in un’età di prospero ottimismo, ben rappresentato dalla Pan American Arlines, la longeva compagnia aerea (i suoi veicoli hanno viaggiato dal 1930 al 1991), che si è guadagnata il titolo di più ricca, sofisticata e moderna degli anni Sessanta e Settanta. Protagoniste quattro giovani assistenti di volo, bellissime, indipendenti, intelligenti ed istruite, proprio come richiedeva alle sue dipendenti la Pan Am, che tra l’altro non assumeva ragazze sposate né con più di 32 anni.
Per molti la serie creata da Jack Orman è la risposta al femminile all’incredibile successo di ‘Mad Men’, la produzione AMC dedicata al mondo della pubblicità anni Sessanta, con in più un tocco idealizzato (mentre i cinici pubblicitari sembrano ammiccare al presente, ironizzando su mode e abitudini in disuso).
Il fascino del vicino passato, comunque, sembra funzionare. La prima puntata di ‘Pan Am’ ha catturato oltre 11milioni di telespettatori americani. E gadget, pubblicità, accessori, manifesti stanno riportando in auge tra il grande pubblico il gusto del vintage.
Si può parlare davvero di successo trasversale. Un successo, però, intelligentemente costruito. Da un lato, infatti, il pubblico televisivo tradizionale è attratto dalle vicende che raccontano la sua storia recente, idealizzata in modo sapiente e condita con un giusto mix di ricostruzione documentaristica, dramma sentimentale e incursioni nel genere spionistico; dall’altra parte come catturare i più giovani? Semplice, parlando la loro lingua. Per cui spazio a tutto ciò che è social e interattivo. A partire dall’immancabile pagina Facebook ufficiale, che ad oggi conta più di 255mila fan. Qui l’applicazione Pan Am Flight Crew permette di creare la propria compagnia di volo e, giocando con cartoline virtuali, di sbloccare contenuti bonus. Su Twitter, invece, si trova Pan Am Twitter Powered Flight, ovvero l’invito a tweettare #PanAm per guadagnarsi la possibilità di vincere una esclusiva borsa con logo, che è già un vero feticcio per il mondo della Rete. E sembra funzionare, se si pensa che in meno di un mese la serie si è già guadagnata il secondo posto assoluto nella classifica dei programmi televisivi più seguiti dal popolo dei social network di Trendrr.tv.
E non è tutto, il mondo del web è ben presente anche nello show televisivo vero e proprio. Durante la messa in onda, infatti, compaiono appositi hashtag per partecipare a un concorso online su Twitter. E per chi sognasse un più realistico tuffo nel passato, ABC.com, il sito ufficiale dell’emittente, propone esclusivi mini documentari per il web sulle hostess (vere) della mitica compagnia di volo. Insomma, al di là del prodotto televisivo, ‘Pan Am’ è in grado di offrire un’esperienza a 360 gradi, dove si uniscono comunicazione e promozione online e offline, contenuti originali e fiction, logiche social e user generated ma anche servizi e gratificazioni, reali e virtuali, per lo spettatore.
A differenza di altri programmi, è possibile fruire i diversi piani dell’offerta separatamente, ovvero, posso vedere il telefilm senza perdere nulla anche se non mi accederò mai ai contenuti Internet, d’altra parte, premi, giochi, gadget e video extra possono essere goduti anche da chi non conosce il programma, ma è attratto dalla fama della Pan Am.
La vera difficoltà per uno show TV consiste, ormai, nel saper integrare questi diversi livelli. Non sono più solo gli ascolti televisivi, infatti, a determinare il successo di un programma. Sebbene non si sia ancora arrivati a tradurre i tweet su un telefilm in un numero di contatti unici, le attività sui social network o i contenuti “embed” sui portali video sono segni di una risposta più che positiva e soprattutto attiva del pubblico.
Basti pensare all’imprevisto successo USA di ‘New Girl. La sitcom targata Fox ha ottenuto strepitosi successi grazie a un’innovativa (e criticatissima) campagna pre-airing. L’episodio pilota, infatti, è stato proposto on-line su Hulu, iTunes e Fox.com due settimane prima del debutto televisivo. Anziché “bruciare” la novità, come si temeva, questa soluzione ha dato modo al popolo dei social network di commentare, discutere e creare buzz intorno al programma, che diffondendosi con la logica social, hanno ampliato l’attesa e il pubblico in modo spontaneo.
Secondo i dati rilevati da NM Incite, ente di ricerca creato da Nielsen e McKinsey per monitorare le platee digitali, iniziano a delinearsi alcune linee di tendenza riconoscibili. In particolare si è notata una corrispondenza evidente tra l’incremento di ascolti e l’esplosione dell’attività sui social network per quanto riguarda adolescenti, under 34 e donne. Il passa parola della Rete, insomma, è in grado di influenzare il successo, o la catastrofica fine, di un programma. Una volta innescato il meccanismo, i risultati sono incontrollabili e imprevedibili, anche se d’altra parte, i feedback diretti che provengono dagli utenti danno delle utilissime guide per correggere il tiro. Il segreto, quindi, è trovare la chiave giusta per attrarre il pubblico, non solo verso i contenuti TV ma soprattutto verso quelli interattivi creando un vero circolo virtuoso. Spazio quindi alla creatività, dal vintage all’innovazione va bene tutto purché sia social.
Anna Mezzasalma

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